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    La Riflessione sul Trasferimento all'Estero: Status di Cittadino e Pensionato in Italia

    Ormai non è infrequente trovarsi a riflettere sia sul nostro “status di cittadino” che quello “di pensionato in Italia”. Il desiderio di trasferirci all’estero, infatti, è sempre più ‘sentito’ perché il tenore di vita che riusciamo a condurre non è quello desiderato vista la sempre più debole capacità-di-acquisto, causa l’inflazione, e la pressione che il Fisco esercita continuamente su di noi. Talvolta queste considerazioni si intrecciano anche con complesse situazioni familiari che ci fanno riflettere sulla possibilità di vivere meglio altrove.

    Sfide e Opportunità: La Scelta di Trasferirsi all'Estero dopo la Pensione

    Fintanto che si è inseriti ancora attivamente nel mondo-del-lavoro la scelta può diventare più semplice o complessa a seconda delle proprie competenze ed opportunità. Ma quando dopo tanti anni di lavoro si è giunti ad ottenere la meritata Pensione, le considerazioni sul peso fiscale che ne decurta significativamente il valore, diventa un ‘fattore importante’. Allora il sogno di trasferirsi all’estero diventa più fattibile e concreto

    Ma quali sono le valutazioni che bisogna fare?

    Innanzitutto, per ottenere il trasferimento della propria pensione all’estero si dovrà ottenere la Residenza Anagrafica e Fiscale presso il Paese ove si è scelto trasferirsi. E’ facile capire che ciò significa avere un contratto di affitto a lungo termine o di aver acquistato un immobile in loco; avere intestate le utenze che dimostrino la vivibilità del luogo in cui si risiede (luce ed acqua, per esempio); iscriversi all’A.I.R.E. (Associazione degli Italiani residenti all’estero); accendere un conto corrente bancario presso il quale la pensione potrà essere accreditata.

    Completata questa importantissima fase, si dovrà dimostrare de facto che il Paese ove si risieda sia il centro dei propri interessi economici (mini attività che impegnino il tempo e producano un benché minimo reddito) ed affettivi (ad esempio, congiungimento con il proprio coniuge, figli, etc.). Un comportamento concludente che dimostri quanto precede sarà quello di risiedere almeno per un periodo di sei mesi ed un giorno l’anno (anche se non continuativi).

    Ora, per la scelta del Paese ove andare a risiedere sono fondamentali le seguenti osservazioni.

    1.   Le pensioni erogate dall’INPDAP agli ex dipendenti pubblici (c.d. pensioni pubbliche) sono di fatto tassate in Italia anche se si è ottenuta la residenza fiscale all’estero.
    2.  Le pensioni erogate dall’INPS percepite da privati (c.d. pensioni private)  sono invece tassate diversamente a seconda del Paese scelto.
    Inutile dire che questo diverso trattamento è stato oggetto di accese proteste da parte degli ex-dipendenti pubblici che avrebbero voluto trasferirsi all’estero o che di fatto lo sono già; questa differenza, infatti, preclude l’esercizio di una libera scelta. Il problema è talmente delicato che si è talvolta invocato anche l’Art. 45 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che ribadisce il diritto di libera circolazione e residenza nei Peasi dell’Unione. Vi sono, comunque, delle eccezioni per le quali vale la pena fare degli approfondimenti e che riguardano il pensionato che abbia una doppia nazionalità o la nazionalità del Paese ove risiede (vedi, ad esempio: Regno Unito, Stati Uniti, Argentina, etc.).​ 

    Ecco, quindi, che la scelta del Paese è fortemente condizionata dalle opportunità fiscali offerte da:

    (*) Il Portogallo ha introdotto un regime fiscale favorevole per i pensionati del settoreprivato – ovvero una imposizione del 10% per i pensionati esteri per la durata di 10 anni – sulla base della sola comprovata residenza; mentre per i pensionati del settore pubblicotale opportunità è inibita a meno che non si richieda ed ottenga la cittadinanza portoghese.  

    Ciò detto, al pensionato che dovrà decidere, converrà fare una valutazione di convenienza fra la tassazione applicata in Italia e quella del Paese ove si intenda trasferire. 

    Le indicazioni, che sono state riportate qui in sintesi, dovrebbero essere sufficienti per orientare un pensionato (pubblico o privato) verso la scelta di un Paese appartenente all’U.E. ovvero in alcuni paesi extra europei con i quali l’Italia ha stipulato delle Convenzioni.

    Attualmente sono solo quattro i paesi extracomunitari dove un pensionato ex-dipendente pubblico può ricevere la pensione al lordo del prelievo fiscale (IRPEF) in base al solo trasferimento della residenza: Austrailia, Tunisia, Cile e Senegal.

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