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Decreto aiuti-BIS    

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Anche in presenza di disguidi Finanziari

Il Governo (dimissionario) ha varato il famoso Decreto-aiuti/bis. Nella conferenza stampa fatta a proposito della portata del Decreto, Mario Draghi ha affermato che si è trattato del più complesso ed importante intervento che si sia portato a termine negli ultimi anni. Poiché il bello della democrazia è che ognuno può esprimere la propria opinione, dobbiamo registrare anche i commenti  negativi che alcuni giornali italiani hanno riportato fino ad affermare che si è trattato di un “Decreto aiutini” o  da altra stampa che afferma che il contributo economico portato ai pensionati ed ai lavoratori è stato ‘risibile’.   

Premessa  

E’ chiaro che – come sempre – si potrebbe dire che si poteva fare di più (questo è il commento più diffuso fra le compagini sindacali), ma dobbiamo riconoscere che pur in un momento di così grande incertezza economica e politica, uno sforzo sia stato fatto. Ed è bene  mettere  a fuoco almeno alcuni dei punti di maggior interesse per due delle platee più importanti: pensionati e lavoratori  

Le pensioniaumenta​no 

Al fine di contrastare la perdita del potere d’acquisto da parte dei cittadini (in questo caso dei pensionati) dovuto all’impennata dei costi al consumo (Inflazione), si è deciso di autorizzare l’aumento del 2,2% delle pensioni, ciò a far data del mese di Ottobre 2022. 

Bisogna però fare chiarezza sulla ‘natura’ di questo aumento perché esso non è un beneficio che si è creato ex-novo, perché la decisione del Governo ha infatti solo anticipato di tre mesi  la data di applicazione della rivalutazione delle pensioni che ogni anno (1°Gennaio)  si applica per contrastare l’effetto dell’inflazione (che in questi ultimi anni, comunque era stata contenuta). 

Inoltre, ha autorizzato a  riconoscere la differenza del tasso provvisorio stabilito per il 2021 e quello definitivo. In dettaglio, ciò significa che poiché previsionalmente il tasso era stato fissato all’1,7%, ora in fase conclusiva detto tasso si è attestato all’1,9%.   

Tutto ciò premesso, il Governo ha di fatto autorizzato a pagare il +0,2% fin da Ottobre 2022(inclusi gli arretrati degli ultimi 12 mesi) laddove, invece si sarebbe dovuto procedere a questa integrazione solo a partire dal Gennaio 2023. 

Infine, per tornare a quell’aumento complessivo del 2,2% prospettato, dobbiamo confermare che si è voluto anticipare anche la rivalutazione che si sarebbe dovuta applicare da Gennaio 2023, nella misura del 2%.   

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Le retribuzioni aumentano   

I lavoratori dipendenti hanno atteso decisioni e chiarezza su una possibile riedizione del ‘bonus di 200 euro’.

Ebbene nel Decreto Aiuti/bis ha voluto invece incidere sul taglio del cuneo fiscale (misura strutturale forse più saggia ma purtroppo– al momento - la sua validità è legata al solo periodo 1°Luglio-31.Dicembre.2022).  

La misura introdotta avrà l’effetto di aumentare il netto dello stipendio in busta paga e pertanto consideriamo questa azione anch’essa ispirata alla necessità di creare temporaneamente una maggiore liquidità ai lavoratori per combattere l’aumento dei prezzi.  

Il taglio dei contributi quindi andrà ad aggiungersi a quello già previsto e contenuto nella Legge di Bilancio 2022 (0,8%);  lo sconto, quindi, sarà del 2%.

La gestione di questa norma deve essere garantita dal datore di lavoro che avrà cura di applicare questo prelievo contributivo direttamente in busta paga.  

Giova ricordare che nel futuro calcolo della pensione maturata questa ‘operazione’ non avrà alcun effetto. 

Precisiamo che questa riduzione sarà riconosciuta soltanto ai lavoratori dipendenti il cui reddito annuo non sia superiore ad euro 35.000,00  annui/lordi.