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Calcolo della perequazione delle pensioni

Cerchiamo di capire come funziona e come incide l'inflazione.

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In questi giorni e settimane siamo bombardati (e mi dispiace usare questo termine che può sembrare inadeguato vista la situazione internazionale) da notizie riguardanti il caro-vita e più in generale sulle cause del surriscaldamento dei prezzi ovvero dell’inflazione. Il perverso fenomeno della tendenza all’espansione economica e dell’aumento dei costi sia di produzione che di distribuzione è ormai iniziato e strettamente collegato ad esso, sta per delinearsi l’ormai certo aumento-del-costo-del-danaro.

Coloro che non sono (o non si sentono) degli addetti-ai-lavori per ciò che riguarda questi temi, facciamo delle semplici considerazioni. Chi lavora ha fiducia nella propria Azienda e spera che il salario o lo stipendio possa offrire una seppur minima elasticità (promozioni, ore straordinarie, etc.) ed a più ampio respiro fa conto sulle azioni del sindacato sul piano del rinnovo dei CCNL ed infine sulle possibili azioni del Governo per rendere la busta paga più ‘leggera’ dal punto di vista contributivo-fiscale. Quella fra i salari ed il costo della vita è una rincorsa estenuante che muove i meccanismi del mondo economico.

Ma tutto quanto detto prima interessa il mondo attivo del lavoro ma quali sono le ‘difese’ di un pensionato?

Per farne una questione, diciamo, generazionale, ormai i pensionati sono entrati a far parte di una ‘classe’ (o categoria) che non può contare su mezzi attivi in difesa del suo mezzo di sostentamento: la pensione. Pertanto dobbiamo fare i conti con i pro ed i contro legati al nostro status di pensionati. Un ‘vantaggio’ lo hanno rilevato coloro che avendo raggiunto l’età pensionabile hanno deciso o di riprendere il rapporto lavorativo cessato o di svolgere altra attività produttiva. 

Con la Legge 112/2008  sono stati aboliti i vincoli preesistenti ed ora la cumulabilità dei redditi con la pensione di vecchiaia o di anzianità o anche di pensione anticipata NON ESISTONO PIU’(un discorso diverso deve essere fatto per altre situazioni quali, ad esempio: la pensione di invalidità, Quota 100 , Opzione Donna . Ma di questo tratteremo in altra sede). Dopo aver fatto questo minimo accenno al ‘pro’ che caratterizza attualmente lo ‘status di pensionato’, facciamo cenno a ciò che in modo ‘inattivo” (cioè a prescindere da una nostra azione diretta) può far ‘muovere la nostra pensione’.

Come abbiamo detto all’inizio, il punto debole della ‘pensione’ è la sua rigidità nel tempo. Ormai determinata in base a formule di calcolo condivise con l’ente predisposto alla sua erogazione (sistema contributivo, o sistema misto, o sistema retributivo), la ‘pensione’sembra galleggi come un sughero mentre la tempesta del caro-vita di tanto in tanto (ahimè troppo frequentemente ormai) si scatena tutt’intorno a noi.

A parte l’esperienza che viviamo tutti i giorni quando dobbiamo acquistare qualcosa o più banalmente quando andiamo al supermercato o a far benzina, noi sappiamo che l’inflazione è quell’indicatore che misura la temperatura dell’economia.Quale speranza concreta abbiamo per far fronte a questo fenomeno? Il meccanismo che tende – anche se in parte – a proteggerci dagli effetti dell’inflazione è la c.d. perequazione automatica.

Benché interessante, sarebbe troppo lungo fare la storia di questo ‘istituto’ pensato a tutela dei cittadini-pensionati. Le vicende dell’economia del nostro paese hanno imposto da oltre cinquant’anni che i Governi fossero attenti a questo problema. Dobbiamo solo ricordare con dolore quanto fu disposto a mezzo della ‘Riforma Prodi’ e della ancor più famosa ‘Riforma Fornero’ che impose un blocco all’aggiornamento delle pensioni per determinate categorie di pensionati e per determinati periodi. Quest’ultimo assalto ai diritti dei pensionati fu combattuto addirittura su un piano costituzionale fino ad arrivare alla Corte di Strasburgo.  

Questa è ormai storia perché oggi dobbiamo guardare le disposizioni più recenti e quindi a quanto è stato disposto dal D.M.del 17.Novembre.2021 che stabilisce:

“la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni è pari all’1,7% con decorrenza 1°Gennaio.2022”(*).

(*)Attenzione! Perché l’INPS fosse in grado di procedere all’aggiornamento delle pensioni da erogare a partire dal 1°Gennaio 2022, si è fatto ricorso all’indice disponibile nel corso del mese di Ottobre 2021 che era inferiore (-0,1%) a quello sopra indicato. Così pure, sempre per ragioni di tempistica per l’attuazione del D.M. citato,il Trattamento Medio cui si è fatto inizialmente riferimento è stato di euro 523,83. Tutto sarà poi conguagliato nel corso dei primi mesi dell’anno 2022. (Per una migliore comprensione leggi qui di seguito).

Quanto sopra riportato è il punto di arrivo che ci interessa, ma vediamo come viene determinata la perequazione.  
L’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati viene determinato dall’ISTAT. In quanto stabilito in corso d’anno, questo indice ha natura provvisoria per poi essere confermato o modificato in via definitiva con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.  Ciò significa che il trattamento pensionistico per l’anno successivo raccoglierà prima l’indicazione avuta dall’ISTAT (vedi quanto sopra riportato: 1,70% dal 1°Gennaio 2022) e poi, a fine anno, si determinerà un “indice di variazione definitivo”che comporterà, come detto, dei conguagli laddove il ‘provvisorio’ sia diverso dal ‘definitivo’.

E’ facile intuire che le possibilità che si possono configurare siano tre:

01

La variazione definitiva è superiore a quella provvisoria e pertanto il pensionato riceverà un incremento che conguaglierà quanto avrebbe dovuto percepire da inizio d’anno (indice provvisorio) fino a fine anno (indice definitivo).

02

La variazione definitiva è inferiore a quella provvisoria e pertanto si otterrà il risultato opposto a quello precedentemente indicato.

03

Non vi sono scostamenti fra l’indice provvisorio e quello definitivo e pertanto la pensione inizialmente erogata resta invariata.

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Dobbiamo innanzitutto tener presente che l’indicizzazione non viene mai applicata in modo omogeneo a tutti i trattamenti pensionistici poiché si è voluto prestare maggior attenzione ed impatto sulle pensioni più basse contraendo gli effetti pieni, invece, sulle pensioni più alte. Con questa importante premessa il pensionato dovrà guardare come si sta sviluppando il calcolo per l’erogazione della sua pensione per l’anno 2022.

Il tasso di inflazione (provvisorio) sarà applicato al:

(*) per l’anno 2022 il Trattamento Medio (TM) è di euro 524,34 mese. Il computo è basato su 13 mensilità/annue

Per chiarire meglio il maccanismo laddove la griglia sopra indicata non fosse sufficientemente chiara, facciamo questo esempio: Se un pensionato percepisce una pensione lorda di euro 4.500,00, gli sarà riconosciuta una rivalutazione del 100% per la quota parte relativa ad euro 2.097,36 (ovvero euro 524,34 x4); al 90% per la parte compresa fra 3 e 4 volte il Trattamento Medio ed il 75% per la restante parte. 

Tutto quanto sopra riportato (molto sinteticamente) ci può sollecitare a prestare attenzione ai numeri previsti durante l’anno sull’andamento dell’inflazione. Sulla base di questi generali orientamenti, le aspettative relative ad un possibile aumento della pensione possono essere semplicisticamente previste da ognuno di noi anche se, ovviamente, non saranno questi calcoli che ci potranno aiutare a pianificare meglio il nostro futuro, però……………………